Rappresentazione di San Benedetto da Norcia

L’Ordine dei Benedettini

L’Ordine monastico dei Benedettini, fondato nel 529 da San Benedetto da Norcia, fu introdotto a Messina da uno dei suoi due principali discepoli, San Placido da Roma, inviato in Sicilia nel 535 per fondare il primo monastero dell’Ordine sull’isola. Una volta giunto nella città dello Stretto, Placido eresse sulle rovine di una vasta necropoli romana nei pressi della foce del torrente Boccetta un cenobio benedettino dedicato a San Giovanni Battista, nucleo originario dell’attuale chiesa di San Giovanni di Malta.

Il martirio di San Placido

Nel 541 Messina fu invasa da un’orda di pirati vandali guidati da Mamuka, i quali saccheggiarono la città e assaltarono il monastero. Avendo rifiutato di rinnegare la propria fede in Cristo, Placido venne legato a un albero d’ulivo, torturato e trucidato insieme ai circa trenta monaci benedettini presenti nella badia, tra cui i suoi fratelli Flavia, Eutichio e Vittorino. Frate Gordiano, scampato al massacro, ricompose i corpi e si occupò della loro sepoltura.


Rappresentazione del Martirio di San Placido


Rappresentazione di Papa Urbano V

Il vecchio monastero

Otto secoli dopo, tra il 1361 e il 1363, quattro gentiluomini messinesi alla ricerca della spiritualità decisero di creare un nuovo cenobio: fu così che una comunità di monaci benedettini si insediò nel monastero originario, dedicato a San Placido ed eretto sulla sommità di una collina, distante dodici miglia a sud di Messina, su autorizzazione del vescovo Dionisio di Murcia sotto il pontificato di Papa Urbano V. La struttura venne abbandonata nel 1394 e la comunità si trasferì nei terreni donati dal conte Vinciguerra d’Aragona, dove nel 1376 erano state gettate le fondamenta del nuovo e più ampio monastero sull’area occupata da una preesistente fortificazione medievale, probabilmente appartenuta alla famiglia Urso.

Il nuovo monastero

Abbandonata definitivamente l’antica sede, nel 1445 la comunità benedettina si trasferì nel nuovo monastero su permesso del pontefice, trasferendo in esso i privilegi acquisiti, i redditi e la dignità di Abbazia già ottenuta nel 1368. Nel 1486 il monastero venne completato con l’integrazione del castello, della chiesa, dei dormitori e degli altri locali in un corpo unico. Nel 1516, a seguito della bolla di Papa Giulio II, la comunità benedettina messinese venne inclusa nella congregazione cassinese.


Ritratto di Papa Giulio II


Ritratto di Carlo V d'Asburgo

La sosta di Carlo V

Nel 1535 il monastero ospitò per tre giorni Carlo V d’Asburgo di ritorno dai trionfi tunisini. L’imperatore, sbarcato a Trapani al seguito delle sue truppe, attraversò da ovest a est la Sicilia passando anche da Palermo. Le difficoltà logistiche in seguito a una tempesta imposero una sosta al monastero di San Placido Calonerò prima del trionfale ingresso a Messina. Si narra che durante un violento temporale un fulmine uccise un valletto del seguito dell’imperatore, sepolto l’indomani nel cimitero del convento. In memoria del soggiorno di Carlo V, l’abate dell’epoca fece realizzare un busto dell’imperatore, ancora oggi esistente.

L’abbandono dei monaci

Il ritrovamento delle reliquie di San Placido diede nuovo impulso alla comunità benedettina al punto da portare alla ristrutturazione del complesso nel 1605. Tuttavia, nel 1663 la struttura venne definitivamente abbandonata dai monaci a causa dei continui assalti pirateschi e la comunità si trasferì presso la primigenia casa madre cittadina. Durante la rivolta antispagnola del 1674-1678, il monastero fu utilizzato quale baluardo dai messinesi, subendo nel corso di un assalto un incendio che causò la perdita di buona parte del patrimonio culturale del luogo. Nel 1714 venne visitato da Vittorio Amedeo II di Savoia, in quel momento re di Sicilia, e durante i moti antiborbonici del 1848 ospitò le riunioni segrete degli insorti.


Ritratto di Vittorio Amedeo II di Savoia


Antica foto del chiostro del monastero di San Placido Calonerò

La trasformazione in scuola

Successivamente all’Unità d’Italia il monastero di San Placido Calonerò ospitò uno studentato di novizi, ma fu presto oggetto delle conseguenze delle leggi eversive del 1866-1867 che soppressero gli ordini e le congregazioni religiose e ne disposero la confisca dei beni. La struttura fu messa all’asta e divenne una colonia penale agricola, ma l’amministrazione carceraria, ritenendo non idonei i manufatti e la infrastrutture, cedette la proprietà al demanio. Poco dopo, con decreto regio del 1898, l’intera area venne acquistata dall’amministrazione provinciale di Messina e nel 1901 fu inaugurata la Regia Scuola Pratica di Agricoltura.

La scuola nel Novecento

Le neonata scuola subì gravi danni a causa del terremoto del 1908 ma riuscì in breve tempo a rimettersi in moto per poi rifermarsi a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale, durante il quale i locali dell’ex monastero vennero adibiti a caserma e a ospedale militare. La struttura ospitò le truppe anche nel corso della seconda guerra mondiale, come testimoniato dal muro d’ascolto ancora oggi presente nei terreni sottostanti. Nel 1946, subito dopo la fine del conflitto, la scuola ottenne l’appellativo di Istituto Tecnico Agrario, dotato per statuto di un convitto per gli studenti. Nei decenni successivi, caratterizzati dai cambiamenti che hanno interessato il sistema agricolo siciliano, l’Istituto assunse una funzione di grande rilievo per la formazione di tecnici agronomi con competenze all’avanguardia.


Muro d'ascolto della seconda guerra mondiale tra i vigneti dell'Istituto


Vista della facciata dell'ex monastero di San Placido Calonerò

La scuola oggi

Dal 2000, l’Istituto Agrario “Pietro Cuppari” è una delle tre sedi che compongono l’Istituto di Istruzione Superiore “Giacomo Minutoli” di Messina. A partire dal 2008, una serie di significativi interventi di restauro e risanamento edilizio e architettonico hanno ridato lustro alla struttura. All’Istituto è oggi annessa un’azienda agraria, che opera su una superficie di circa 30 ettari, divisi tra vigneto, oliveto, agrumeto, frutteti e serre, della quale fanno parte le cantine di trasformazione, realizzate negli antichi magazzini dell’ex monastero e attrezzate per l’intero ciclo di produzione del vino rosso, dove dal 2008 viene prodotto il San Placido Faro DOC.

TOUR DELL’EX MONASTERO

Seguite i nostri studenti in un affascinante tour del complesso monumentale di San Placido Calonerò, arricchito da puntuali riferimenti alla lunga storia del luogo e da dettagliati richiami alle caratteristiche architettoniche delle sue strutture.

https://youtu.be/qNjOHe9r8l8

Oggi della costruzione medievale rimangono il portale di ingresso settentrionale, la cappella ai piedi della torre con volta a crociera con chiavi pendule alla catalana e col suo bellissimo portale fiammeggiante di ispirazione levantino spagnola, nonché il locale annesso alla chiesa, degli inizi del Quattrocento, all’estremo est del corpo di fabbrica settentrionale. Nell’angolo nord-ovest della cappella si trova uno stretto e basso passaggio che porta alla scala a chiocciola della torre. Di fronte alla cappella vi è il portale di ingresso dell’antica chiesa, oggi sparita, del quale si notano le linee rinascimentali sovrapposte a quelle gotiche preesistenti. All’estremo est del corpo di fabbrica settentrionale si trova la bella sala gotica ai cui angoli si ergono colonnine sorreggenti i costoloni, anch’essi catalani, di una magnifica volta a crociera in perfette condizioni.

Chiostro 6

Chiostro 7

Chiostro 9

Busto e iscrizione in memoria della visita di Carlo V al monastero di San Placido Calonerò


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La parte rinascimentale è composta dai due chiostri, fatti edificare dagli abati Don Paolo Iannuzzo e Don Davide Sturniolo dal 1589 al 1608. Hanno 28 colonne ciascuno con capitello ionico e trabeazioni toscane, sormontate da archi a tutto sesto, ma leggermente ribassati, che fanno da imposta alle velette della volta di copertura, le quali poggiano su capitelli a muro. Il chiostro settentrionale è reso più affascinante da un bellissimo tempietto, situato nel suo centro, a pianta ottagonale, con cupola poggiante su un tamburo, anch’esso ottagonale, e su esili colonne ioniche. Nella parete ovest del chiostro meridionale si trova, invece, il portale di ingresso al refettorio. Esso porta il busto di Carlo V e nell’architrave si può ancora leggere l’iscrizione latina ricordante la visita dell’imperatore fatta incidere dall’abate Sturniolo. A sud e ad ovest, il chiostro meridionale è limitato da corpi di fabbrica originali con ambienti ricoperti da volte a botte lunettate da volte a vela. Il prospetto nord del chiostro settentrionale, in corrispondenza della chiesa medievale, è una ricostruzione che non rispetta affatto la tipologia originaria.

Chiostro 1

Chiostro 4

Chiostro 13

Chiostro 14


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CONTATTI

  • Sede “P. Cuppari” dell’I.I.S. “G. Minutoli” di Messina
  • S.P. 35, Km 1,6, 98139 S. Placido Calonerò, Messina
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